“Lavoriamo per il fisco 4 ore al giorno” è lo sconsolato titolo che troviamo nella prima pagina del “Corriere della sera” in taglio basso. E il richiamo rimanda in realtà ad ampio servizio contenuto nelle pagine 14 e 15 dell’inserto del lunedì del quotidiano di via Solferino, “Corriere Economia”. In uno di essi si racconta che il “Tax freedom day”, cioè il giorno da cui iniziamo a lavorare per noi stessi e non per il fisco si è spostato in avanti di un’altra giornata passando dal 22 al 23 giugno. C’è poi alla pagina 15 di suddetto inserto un’intervista ad una new entry delle teste pensanti dei giorni nostri il combattivo presidente degli artigiani di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che spiega come “il federalismo può cambiare la partita”. Dalla copertina di “Italia oggi” si può invece prendere un’interessante notizia per le piccole e medie imprese: da oggi è in cantiere sul sito internet della Sose, cioè la società per gli studi di settore, un’immensa banca dati che coinvolgerà quasi 5 milioni di soggetti economici e che permetterà agli operatori del settore, e anche al fisco, di avere una miniera di dati economici tra cui quelli dei bilanci delle aziende. Il quotidiano di colore giallo si vende la cosa come miglioramento del servizio per l’impresa, ma il dubbio che invece alimenti il grande fratello fiscale di cui sopra è enorme. E il combinato disposto della notizia dell’avanzamento nel tempo della data in cui ci liberiamo dal fisco con quella propostaci oggi in prima da “Italia Oggi” non ha, come dire?, un effetto del tutto rassicurante. Il lunedì comunque si apre in questa terza settimana di gennaio del 2010 con due notizie fondamentali: “Il Papa e gli ebrei: dialoghiamo”, che si può prendere dalla apertura di prima del “Messaggero”, relativa alla visita di Benedetto XVI ieri pomeriggio in Sinagoga a Roma, e “Haiti linciati gli sciacalli - La situazione è disperata”, che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni e che risalta in apertura su “la Repubblica”. E giàcche siamo su questo giornale, prendiamo dal suo inserto economico del lunedì, l’apertura seguente: “America-Cina, il grande duello”. Dentro si da conto del fatto che Washington morde il freno, impone dazi e chiede la rivalutazione dello yuan, “moneta tortura” come viene definita in altro pezzo di prima del medesimo inserto. E l’articolo di Marcello De Cecco sostiene che tra yuan e dollaro sarà alla fine l’euro a rimetterci. Dal “Sole 24 ore” va segnalata un’apertura di prima che oggi non è così fuori squadra come tutti gli altri lunedì: infatti è sul fisco, più precisamente sulle “Proposte per un fisco semplice”. E con 1800 leggi e centinaia di tributi in vigore la cosa non è facilissima. Tanto che nel dorso “Norme e Tributi” si da anche conto dei problemi dei “professionisti” persi “nel labirinto degli obblighi anti riciclaggio”. Obblighi tutti teorici perché la mafia si fa beffe di queste burocrazie. Quale invece potrebbe essere l’uovo di Colombo nella lotta alla criminalità organizzata lo suggerisce oggi un grande reportage del “la Stampa” a pagina 17 che ci informa che Obama sta cambiando anche la guerra alla droga dopo averlo fatto con quella al terrorismo. Il concetto è semplice: legalizzare la marijuana e spendere meno soldi in inutili campagne di infiltrazione nei cartelli della coca colombiana e messicana che tanto sinora hanno prodotto solo morti ammazzati a decine di migliaia. Una guerra persa in partenza secondo gli esperti di Obama che vorrebbero chiudere l’era aperta da Nixon. Già 13 stati americani hanno legalizzato la marijuana terapeutica, che è un cavallo di Troia niente male per il consumo, visto che può essere prescritta anche per una generica “depressione”. In fondo uno dei grandi problemi mondiali è proprio questo immenso bancomat nelle mani delle mafie, dei cartelli degli stati produttori, degli stati canaglia come Iran e Afghanistan, degli eserciti privati come le Farc, per non parlare dell’Africa sub sahariana in mano ai trafficanti. Tagliare la testa al toro, cioè concentrarsi nella lotta all’industria mafiosa (come suggerisce l’esperto messicano Alberto Islas sentito dal cronista del quotidiano torinese), piuttosto che sull’ideologia di vietare il vizio, potrebbe essere la carta vincente come lo fu con il proibizionismo alcoolico. E con le tasse sulla vendita di alcune sostanze legalizzate, di certo non più pericolose di quelle che già si vendono in farmacia o nei negozi di liquori, qualche paese ci potrebbe anche risanare il bilancio a spese delle mafie. Per non parlare delle carceri che verrebbero svuotate da consumatori e piccoli delinquenti dediti allo spaccio cittadino che dovrebbero andare a trovarsi finalmente un lavoro onesto. Solo in Italia ne uscirebbero circa 30 mila e in prospettiva sarebbero tutti clienti e manovalanza strappati a un imprenditore, quello mafioso, che finalmente potrebbe conoscere il concetto di fallimento. Concetto che finora ha sempre ignorato anche in tempi di crisi come questo. Per chiudere prendiamo dal “Corriere” a pagina 11 il seguente titolo: “Craxi, tre ministri contro i giudici”. Si tratta di un articolo relativo alle commemorazioni ad Hammammett del decennale dalla morte di Bettino Craxi in esilio e alle dichiarazioni in materia di Frattini, Brunetta e Sacconi. Prevedibili polemiche di ritorno. Da ultimo, ma non per importanza, segnaliamo l’apertura del “Giornale”, “Ecco al mappa dei giudici fannulloni”, con ampi servizi nelle pagine 2 e 3. In realtà si trattava della mappatura ideata dall’ex Guardasigilli Roberto Castelli per controllare l’efficienza dei singoli uffici giudiziari. Peccato che il piano sembra non essere piaciuto ai magistrati della Corte dei Conti che anzi lo hanno giudicato uno spreco condannando lo stesso Castelli a risarcire lo stato. Ricorda tanto la favola di Pinocchio e l’episodio di Mangiafuoco che lo fa arrestare dai gendarmi.
[tratto da Economy]
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