Bing, soggetto. È, copula. Un motore, predicativo del soggetto. Migliore, attributo. Di Google, complemento di paragone. Da piccolo a Lorenzo Thione l'analisi logica piaceva parecchio. Si sedeva al secondo banco della quarta B della scuola elementare Cesare Battisti di Milano e finiva gli esercizi prima dei compagni. Non poteva però immaginare che proprio l'analisi logica, un giorno di luglio di vent'anni dopo, gli sarebbe valsa una somma da superenalotto: 100 milioni di dollari.
I soldi sono quelli di Microsoft, e sono arrivati dalla cessione di Powerset, la società fondata nel 2007 da Thione e dall'amico Barney Pell. Ma cosa aveva Powerset di tanto speciale? «Il segreto per battere Google», dice Thione, 30 anni e già molto sicuro di sé. In pratica, una tecnologia per il web capace di comprendere le stringhe di testo inserite dagli utenti sulla base di una simulazione del ragionamento umano.
Lorenzo Thione è nato a Como ed è cresciuto a Milano: è un ragazzo di bell'aspetto, atletico, vestito alla moda. Lo incontriamo negli uffici di Powerset, al terzo piano di una palazzina di vetro e acciaio con vista panoramica sul Bay Bridge di San Francisco. Non a Redmond, vicino Seattle, nel quartier generale di Microsoft: un accorpamento più radicale sarebbe stato giustificato e invece l'azienda se ne sta negli uffici dove è nata, con tanto di murales in stile californiano all'ingresso. A guidarla ci sono sempre Lorenzo e soci. Lo staff, una settantina di geniacci in tenuta da geek (pantaloni al ginocchio, barbetta disordinata, occhiali dalla montatura nera), è tutto intento a lavorare su Bing. Il search engine di Microsoft. Negli uffici di Powerset al terzo piano di Brennan Street il clima è rilassato. Tecnici, ricercatori e segretarie con la maglietta "I bing!" pescano con una certa frequenza la loro dose di zuccheri in uno scatolone pieno di m&m's e caramelle gommose. All'ingresso campeggia un cesto colmo di frutta, e a poca distanza si trovano la mensa, due o tre sale riunioni e la zona ricreativa, con tavolo da pingpong, calcio balilla e videogiochi. Un'azienda in pieno stile new economy, insomma, che il passaggio a Microsoft non ha cambiato di una virgola. Dopo una porta a vetri, in un gigantesco open space trovano spazio una settantina di scrivanie più o meno disordinate. Tra cui quella di Thione: i capi qui stanno insieme a tutti gli altri, fin dai primi tempi.
Nella sala d'attesa sono appesi alle pareti i ritagli dei giornali di tutto il mondo che, già due anni fa, con la società appena nata e ben prima del passaggio a Microsoft, salutavano la nascita di "un nuovo Google". Di quotidiani o riviste italiane non c'è traccia. Per Thione non è un cruccio: «Sono andato via dall'Italia nel 2000». A 22 anni, senza aver ancora ottenuto la laurea al Politecnico: una borsa di studio alla University of Texas, e via. «Appena dissi ai miei che l'avevo vinta, capirono subito che non sarei più tornato». Nella torrida Austin, Thione si appassiona all'intelligenza artificiale e, nell'estate del 2002, appena laureato, si guadagna immediatamente un posto di internship all'FX Palo Alto Laboratory. Pochi mesi dopo entra nel mitico Fuji-Xerox Research Center, poi divenuto Palo Alto Research Center. Il Parc. Il più avanzato laboratorio di tecnologie informatiche e digitali, dove sono stati inventati il mouse e i primi sistemi operativi Mac. «Storicamente il Parc non ha avuto una grande fortuna commerciale », sostiene Thione: «Non è stato mai in grado di far fruttare le tecnologie, pur straordinarie, che venivano realizzate nei suoi laboratori. Anzi, a dirla tutta, credo che quello che abbiamo sviluppato noi sia uno dei pochi casi di successo commerciale».
Ma prima di arrivare ai milioni di Microsoft, torniamo al 2002, ai laboratori Xerox, dove il giovane ricercatore italiano si specializza nella "linguistica computazionale", una branca dell'intelligenza artificiale dedicata alla comprensione del linguaggio umano da parte di un computer. «Gli americani a scuola non fanno l'analisi logica che, al contrario, finisce per uscire dalle orecchie di qualunque studente italiano, fin dalle elementari. Ed è proprio l'analisi logica l'elemento più importante della linguistica computazionale ». Circa un anno dopo l'ingresso in Xerox, a Thione viene l'intuizione di applicare i suoi studi al web. Obiettivo: creare il motore di ricerca migliore del mondo. «Avevo sviluppato un modo diverso di interpretare le stringhe di ricerca. Mentre Google e gli altri motori guardano la rilevanza di una parola, il mio sistema cerca di interpretare l'intera frase». Un esempio non a caso: «Pensate alla frase "Microsoft si mangia Powerset", può essere interpretata in due modi totalmente diversi. Per Google potrebbe benissimo valere anche quello, sbagliato, della prima che si mangia fisicamente la seconda. Con risultati fuorvianti. La mia tecnologia tenta invece di capire il significato intrinseco della frase, di comprendere cioè che è solo un modo di dire». E dunque tra le pagine dei risultati troveremo tutte le notizie sull'acquisizione aziendale.
Dopo tre anni passati a consumare tastiere per programmare i nuovi codici, nel 2005 Thione decide che è giunto il momento di aprire un'azienda, insieme all'amico Barney Pell, conosciuto proprio nei laboratori del Parc. «Io sono un ricercatore, lui invece ha una mentalità più imprenditoriale. Prima di partire ha analizzato il mercato, per vedere se c'era un modo di capitalizzare l'idea». Il modo c'era. Powerset. Thione & Pell iniziano a cercare fondi. Negli Usa ci sono persone disposte a investire centinaia di migliaia di dollari in nuovi progetti sperando di ricavarne milioni. O miliardi. Sembra un gioco d'azzardo. «Ricordo che ci concedevano 90 secondi: 90 secondi per convincerli. Quello che dicevamo lo ricordo ancora a memoria: "L'applicazione innovativa della tecnologia Nlp (Natural language processing) messa a punto dal Parc negli ultimi trent'anni, insieme alla nostra tecnologia di indicizzazione del contenuto dei siti web, può offrire ai consumatori una ricerca più efficace, più naturale e più soddisfacente". Così abbiamo ottenuto i nostri primi due milioni e mezzo».











Commenti
Poi la gente è talmente abituata a google come motore di ricerca e a tutto quello che gli sta intorno che per batterlo ci deve essere un vero e proprio surclassamento!
ITALIANS DO IT BETTER
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